PRESENTAZIONE [news]


 

Ipercorpo prosegue il suo viaggio nel tempo e nello spazio  volendo continuare una ricognizione focalizzata sugli artisti italiani di ultima generazione. Il punto di partenza rimane il teatro, luogo di incontro e scambio di esperienze per antonomasia. Dal teatro però espandiamo la nostra azione alla musica, all’arte contemporanea e alla video-danza, nella speranza che ciascun partecipante lavori personalmente alla costruzione di un proprio caleidoscopio per dividere e riannodare i piani che abbiamo cercato di costruire per lui.
Se la parola “contemporaneo” in ambito artistico e specialmente teatrale può ritrovare un senso, lo può fare solo rispetto a esperienze ibride, spurie, capaci di rigenerarsi contrastando le  macerie fisiche e psicologiche prodotte da questi tempi. Lo può fare favorendo e consolidando l’incontro fra professionalità e sensibilità diverse che cooperano nello sviluppo di un pensiero che si tramuta in azione.  Lo può fare cercando l’ascolto e il silenzio, allontanandosi dall’attualità dell’infinita, condivisa e moltiplicata esternazione digitale. Lo può fare nella diversificazione dei segni e delle esperienze che rifiutano di vedere l’arte come uno spazio di decoro, ma come una inevitabile quanto necessaria strategia di attraversamento e ricognizione della vita.  Lo può fare evitando facili meccanismi di comprensione che servono solo ad alimentare il consenso. Lo può fare affondando la propria lancia acuminata nelle carni del linguaggio, per mostrarne i tagli, le lacerazioni, le pulsazioni.  Lo può fare portando paesi e storie diverse ad avvicinarsi, parlarsi, confrontarsi, immaginando un pubblico del futuro capace di pensare alla fruizione dell’arte come a un atto di responsabilità, e dunque come aspetto centrale e significativo della propria esistenza.
E’ lecito chiedersi “cosa rimane” se tutte queste schegge di presunta contemporaneità potessero effettivamente deflagrare prendendo, almeno per un attimo, il posto di schegge umane che facendosi esplodere compiono  una azione  di negazione assoluta della vita?

Questa edizione è dedicata alla memoria di Roberto Angelini, Duana Iridi, Luigi Neri. Ci hanno lasciato a distanza di pochi mesi dopo averci accompagnato fino a qui. Queste esperienze, inevitabili per ciascuno di noi, non mi consentono di trovare una risposta al “cosa rimane” ma di rendere più intesa e vissuta ogni giorno la domanda. 

Claudio Angelini


_Ipercorpo continues with its journey in space and time meaning to carry on with a reconnaissance focused on state-of-the-art Italian artists. Theatre, the place for meeting and sharing experiences par excellence, is still the starting point. Nevertheless we have expanded our action on music, contemporary art and video-dance, hoping that each participant works, for his part, on the construction of his own kaleidoscope to divide and retie the planes we tried to build for him.
Assuming that the word “contemporary” is still likely to make sense in the artistic field – and in the theatrical one especially –, this is possible only regarding hybrid and spurious experiences which are able to regenerate themselves opposing the physical and psychological ruins of these days. This is possible by encouraging and reinforcing the meeting between different professionalisms and sensitivities, both cooperating in the development of a thought which turns into action. This is possible through the search for listening and silence, distancing oneself from the topicality of the limitless, shared and multiplied digital externalisation. This is possible through the diversification of signs and experiences that refuse to consider art as an ornament, but consider it as an unavoidable and necessary strategy for the crossing and reconnaissance of life. This is possible by avoiding easy mechanisms of understanding used only for fomenting consensus. This is possible by sinking one’s own sharp spear in the language’s flesh, in order to show its cuts, wounds, pulses.  This is possible by making different countries and stories closer one another, making them talk and confront each other, envisaging a future audience that is capable of considering art fruition as an act of responsibility, hence as a central and significant aspect of his own experience.
Is it legitimate to ask oneself “what remains” if all these splinters of alleged contemporaneity could actually deflagrate, taking the place, even if just for a second, of human splinters, that, making themselves explode, carry out an action of absolute negation of life?

This edition is dedicated to the memory of Roberto Angelini, Duana Iridi and Luigi Neri. They left us within a few months after having accompanied us till here. These inevitable experiences for each one of us don’t allow me to find an answer to the “what remains”, but make the question every day stronger and more real.

Claudio Angelini